La classe energetica di casa è definita da un’etichetta la cui lettera sta ad indicare il consumo energetico dell’edificio in questione. Il funzionamento è estremamente simile a quello valevole per la classificazione degli elettrodomestici, dove la lettera A è indice di una migliore efficienza, benché sia una categoria piuttosto rara e presente solo nelle costruzioni più recenti, mentre le classi E, F o G indicano un modello di risparmio energetico scadente. Purtroppo le abitazioni più diffuse nel patrimonio edilizio italiano sono proprio queste ultime, ma vediamo nel dettaglio le differenze tra le varie classi e come efficientare la propria casa in poche semplici mosse.

Classificazione energetica degli edifici: in cosa consiste?

Come già anticipato, la classificazione energetica degli edifici è un sistema di classificazione che, a partire dalla lettera G (ossia la più bassa) e passando per F, E, D, C, B, A1, A2, A3 e A4 descrive il grado di efficienza di un’abitazione. Il calcolo passa per il sistema di riscaldamento, il sistema di raffreddamento e il sistema dell’acqua. È dunque evidente come un corretto isolamento della casa possa contribuire ad una sua migliore classificazione, in virtù di un minore consumo di energia.

Cappotto o insufflaggio delle pareti

Tra gli anni ‘60 e gli anni ‘70 è stata costruita una tipologia di case con la tecnica dell’intercapedine interna. Questo perché, all’epoca, si pensava che una parete con aria ferma intrappolata all’interno potesse contribuire al comfort abitativo. In realtà oggi sappiamo che si tratta di un colabrodo termico. Tuttavia, nella drammaticità edilizia di un tale vuoto, è possibile trovare un punto di forza: nell’intercapedine è infatti praticabile l’insufflaggio, che consiste nell’inserimento di materia isolante nel muro capace di creare un “cappotto”. In questo modo, l’immobile risulterà più resistente agli sbalzi termici e manterrà più facilmente il calore o il refrigerio.

In assenza di un vuoto, invece, sarà necessario agire con un cosiddetto cappotto, in verità ancora più efficiente per via dell’incapacità di produrre sgradevoli ponti termici nell’arco della vita dell’opera. 

Si tratta di un intervento che può assicurare un miglioramento pari a 4 classi di efficientamento energetico.

Isolamento del tetto

L’isolamento delle pareti verticali dovrebbe essere completato con l’isolamento del tetto. Se ci si concentra solo sulle pareti verticali, infatti, si avrà poi uno squilibrio termico negli ambienti del sottotetto. Inoltre è conveniente eseguire tutti i lavori contemporaneamente, così da evitare di dover replicare le spese del ponteggio. In primis occorre accertarsi di come il tetto sia idoneo ad una tale opera, altrimenti sarà necessario installare un tetto completamente diverso. 

L’isolamento del tetto può garantire un miglioramento energetico fino ad addirittura altre 2 classi.

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